Prima o poi credo arrivi sempre il momento di crisi. Ogni viaggio, che sia geografico o emotivo, di vacanza o di vita, ti mette di fronte ai tuoi limiti, alle tue debolezze, alle tue paure. Il mio momento di vera crisi di questo viaggio è arrivato attorno alla metà di luglio, dopo circa sei settimane e quasi 10’000 km.
Mi rendo conto di non essere più in grado di portare avanti il viaggio fisico, con la moto, e contemporaneamente quello emotivo dentro di me.

Così, mio malgrado, capisco di dover cambiare qualcosa di questo viaggio, ho bisogno di una metamorfosi, appunto, per poter continuare e non rinunciare alla mia scelta: il viaggio interiore.
Dopo alcuni giorni molto combattuti, in cui ho valutato e rivalutato le varie possibilità, decido quindi di spedire la moto con il treno a Vladivostok e di continuare senza di lei. Non viaggeremo insieme, lei arriverà a destinazione prima di me.

La foto qui sopra è proprio quella della stazione di pullman di Tomsk, dove sono arrivata in moto e da dove ripartirò con un bus notturno che mi porterà a Krasnoyarsk – quindi questa stazione è dove la metamorfosi si è compiuta, dove io riprendo il viaggio sotto nuove spoglie.
Non so come mai, ma mentre sto seduta lì ad aspettare il mio pullman, mi torna in mente Plymouth. Anche qui arrivai in pullman da Londra oltre un anno fa, per frequentare il primo dei due corsi di vela che farò in Cornovaglia.
In comune, queste due stazioni di pullman hanno il senso del cambiamento: anche quel mio viaggio a Plymouth era simbolo di un cambiamento, tanto dentro quanto fuori di me.