Ho avuto il piacere di conoscere Claudia in occasione dell’edizione 2017 di Immagimondo, festival di viaggi, luoghi e culture a Lecco. Malgrado la diversità nella scelta dei mezzi di trasporto per i nostri rispettivi viaggi, io e Claudia condividiamo la visione e l’approccio al viaggio e ci siamo subito trovate d’accordo su molti aspetti, non da ultimo perché entrambe siamo donne che viaggiano da sole.

Spulciando qua e là nel suo sito, Travelstories.it, si trovano articoli su Asia, Africa ed Europa, sul viaggiare da soli e sul cambiare vita. Ma chi è Claudia Moreschi?

Innanzitutto Claudia, grazie per aver accettato di rispondere a qualche mia domanda. Nel tuo libro Clamore In Asia, dici di avere uno “spirito bucolico”. Quindi come prima cosa, vorrei chiederti di parlarci un po’ di te. Chi sei, da dove vieni e, soprattutto, cosa fai per vivere.

Beh, definirmi non è facile… però posso dire di essere un po’ uno spirito selvaggio ed errabondo, un po’ anticonformista e inguaribile sognatrice… Sono nata a Bergamo, ma da sempre abbraccio la definizione di “cittadina del mondo” perché mi sento davvero a casa in un sacco di posti e credo che il concetto di “casa” non c’entri per forza con la nostra provenienza geografica. Mi occupo di comunicazione e da un paio di anni lavoro in proprio: lavoro come copywriter e social media manager, da casa, e il mio ambito preferito è
ovviamente quello dei viaggi.

Vorrei anche chiederti da dove viene la tua passione per i viaggi. L’hai sempre avuta? È nata a seguito di un evento della tua vita? Hai o hai avuto fonti di ispirazione particolari?

Questa è una domanda interessante che mi sono posta spesso. Penso che qualcosa sia insito nel mio DNA e nella mia natura, anche se non arrivo da una famiglia di avventurieri e viaggiatori a tutti i costi: ho iniziato a viaggiare in modo intensivo nel 2010, in seguito a un grave lutto, che mi ha portato a mettere in discussione un po’ tutto. Diciamo che prima facevo “vacanze”, poi mi sono messa a fare “viaggi”. Il mio modo di viaggiare precedente in effetti non mi aveva mai soddisfatto fino in fondo. ma poi ho trovato la mia strada,
soprattutto da quando ho iniziato a viaggiare da sola!

E ora la domanda (credo) da un milione di dollari: come hai fatto a cambiare vita?

L’ho fatto perché non ce la facevo più a fare quella vita e a lamentarmi continuamente… a un certo punto mi sono detta: “Da perdere non ho nulla, perché non provo a cambiare qualcosa della mia vita?”. Ero in una situazione lavorativa altamente insoddisfacente: un bel giorno ho detto basta e mi sono licenziata. Dopo pochi mesi sono partita con un biglietto di sola andata per il Sud-est asiatico, dove sono rimasta a zonzo per cinque mesi viaggiando da sola tra cinque Paesi via terra: un’esperienza illuminante!

Ora invece vorrei chiederti come scegli le tue destinazioni e come organizzi i tuoi viaggi?

Scelgo le mie destinazioni di viaggio “di pancia”, senza un motivo particolare: semplici ispirazioni che a volte non so bene da dove arrivino. In un certo qual modo me lo sento dentro, sento una vocina che mi chiama. Così è successo con la Tanzania, con il Laos e anche per la mia prossima meta (ancora top secret per
scaramanzia).

Nello specifico, come approfondisci le tue conoscenze sulle culture che ti appresti a visitare? Quali strumenti usi? Ad esempio siti web o libri che consulti?

Prima di partire mi documento online, leggendo i consigli di chi viaggia secondo la mia modalità (zaino in spalla, budget ridotto, possibilmente via terra, con calma) e chi ha scritto qualcosa di particolarmente autorevole (così è stato Tiziano Terzani per il mio viaggione in Asia, o Paul Theroux per la Transiberiana). Parto comunque solo con una infarinatura generale e un itinerario di massima, lascio sempre ampio spazio all’improvvisazione e ai cambiamenti dell’ultimo momento.

Leggendo il tuo libro “Clamore In Asia” si capisce che hai un amore profondo per questa parte di mondo. Se dovessi eleggere un Paese di questa regione a tuo preferito, quale sarebbe? E perché?

Sì, il Sud-est asiatico è una parte del mondo in cui la mia anima si sente particolarmente a casa. Il Paese che mi ha accolto per primo è stato la Cambogia (dove sono anche tornata una seconda volta), quindi con questo splendido Paese ho un rapporto speciale. Ma poi c’è il Laos… dove ho trascorso due mesi intensi e bellissimi, che è stata la meta principale del mio viaggio di cinque mesi.

Qual è l’aspetto che più ti ha incuriosito del Laos? E quello che più ti ha messa a disagio?

Il Laos mi ha legata a sé in un rapporto indissolubile. Meta meno facile e turistica della Thailandia, i suoi abitanti non sono ancora così abituati a confrontarsi con i turisti, soprattutto se si va fuori dalle mete più classiche come ho fatto io: l’incontro con i laotiani e il tempo trascorso con loro è stato sicuramente uno degli aspetti più interessanti del mio viaggio, unitamente ai monaci buddhisti, la cui presenza ho sempre ricercato mentre ero in viaggio. Disagi particolari proprio non ne ho avuti. 

Una donna in viaggio da sola. Ci racconti un episodio spiacevole e una sorpresa piacevole in questo senso?

In quanto donna in viaggio da sola non ho avuto episodi spiacevoli a livello umano, solo tanta curiosità e interesse nei miei confronti. Incontri spiacevoli ne ho avuti solo in qualche occasione con i cani randagi… 

Uno dei momenti umani più belli è stato quello con una bimba, la figlia della proprietaria di una guesthouse in Laos, con cui ho trascorso tanti momenti interagendo anche se non parlavamo la stessa lingua. Al momento di partire le ho fatto dono della mia mascotte di viaggio: un piccolo peluche che le figlie di amici mi avevano regalato prima del viaggio; ricorderò sempre l’espressione di incredulità e di gioia sul volto della piccola quando le ho donato il peluche. 

Tra le tante che probabilmente ti sono state fatte, qual è stata l’obiezione che ti ha dato maggiormente fastidio sul fatto di essere una donna che viaggia da sola?

Forse la peggiore è stata l’insinuazione che viaggiare da sola sia per me solo un ripiego: in realtà io non disdegno anche i viaggi con altre persone (una modalità non esclude l’altra). Viaggiare da soli non significa essere egoisti. Ma noto che il “fare le cose da soli” e la solitudine vengono ancora percepiti come negativi nella nostra società. Secondo me è proprio il contrario: è appunto il voler stringere un rapporto speciale e diretto con l’umanità di tutto il mondo che spinge a voler viaggiare da soli.

E per concludere: quali sono i tre consigli che diresti a una donna che vuole iniziare a viaggiare da sola?

Io consiglio sempre di iniziare per gradi, facendo le cose che ci si sente con calma. Magari iniziando prima con un weekend breve in Europa per poi passare a soggiorni più lunghi in contesti più diversi. Secondo consiglio: fregarsene di chi ci giudica o non capisce perché vogliamo vivere questa esperienza; terzo: non avere paura di avere paura: avere un po’ di paura in una situazione del genere è fisiologico e utile perché ci aiuta a tenere alta la soglia di attenzione e a mantenere la testa sulle spalle: poi il grosso della paura passa da sé. Garantito.