Se passate dalle isole Lofoten, l’arcipelago norvegese oltre il circolo polare artico, non lasciatevi scappare l’occasione di entrare in contatto con una realtà molto particolare e accogliente. Il luogo ideale per riposarsi ed entrare in contatto con una natura selvaggia e incontaminata.

È il 16 giugno del 2014 e la mattina parto da Reine, prima località delle isole Lofoten (Norvegia) in cui mi sono fermata a dormire. Dopo soli 60 chilometri sono ferma di nuovo. Sono settimane che guido sotto la pioggia e la tempesta di neve e ghiaccio di questa mattina presto ha abbassato ulteriormente la temperatura portandola vicino allo zero. Inizio a non poterne più.

Così mi fermo a Stamsund, un paesino assolutamente insignificante ma con un piccolo centro commerciale: almeno mi scaldo un po’ e decido il da farsi. Entro e mi guardo intorno tra inutilità per turisti e finto folclore locale. Poi però scovo un banco: l’ufficio di informazioni turistiche. Mi avvicino e chiedo. 

Mi indicano un ostello a pochi chilometri da lì. Decido che mi va bene così la signora telefona prenotandoun posto letto per me, poi mi fornisce le necessarie indicazioni stradali.

Ancora poco convinta le seguo religiosamente e arrivo al Lofoten Hostel Stramsund.

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Ad accogliermi Roar (pronunciato “ruar”), il proprietario.

Avete in mente un tipico uomo di mare norvegese oltre la cinquantina, con il volto scavato da rughe profonde, le mani di chi ha lavorato tutta la vita e con indosso la cerata gialla? Roar è tutto questo, ma poi scoprirò che è anche molto, molto di più.

Mi mostra la stanza e il mio letto, io scarico le mie cose e mi cambio per levare i molti, troppi, strati di abbigliamento che indosso. Poi faccio un giro nella struttura per farmi un’idea di dove si trovino i bagni, la doccia e la sala comune con la cucina.

L’ostello è semplice ma curato, la doccia è a pagamento ma non troppo cara, nella sala comune con stufa rigorosamente a legna ci sono chitarre appese alle pareti pronte per essere strimpellate da chiunque ne abbia voglia. Ma questi, in realtà, sono solo dei dettagli. La vera anima di questo posto sono Roar e i suoi ospiti – alcuni dei quali tornano qui da oltre vent’anni per le ferie. Sì perché qui è come a casa. E ci vuole poco per rendersene conto.

Parlo con una ragazza svizzera (difficile trovare compatrioti da queste parti), che mi racconta che da alcuni anni torna qui tutte le estati per le vacanze e ci trascorre più settimane.

Siccome qui attorno non c’è molto da fare, lei passa il tempo dando una mano a Roar e guadagnandosi il posto letto.

Se vi piace fare passeggiate immersi in una natura incontaminata e selvaggia e, se siete un po’ temerari, uscire in barca insieme a Roar per pescare qualcosa oppure semplicemente nella speranza di vedere qualche balena allora vale davvero la pena fermarsi qui.

Inoltre, vista la latitudine, se arrivate qui nella stagione giusta e quando il cielo è sereno a sufficienza, potrete anche praticare una delle attività più gettonate: aspettare il sole di mezzanotte.

Ma se, come nel mio caso, il cielo dovesse essere nuvoloso e non avete alcuna voglia di passeggiate o gite in barca, sarà sufficiente trascorrere il tempo nella sala comune a raccontare e ascoltare storie.

Sì, perché per qualche oscura legge della fisica, in questa sala accogliente trova posto tutto un mondo. E se passate di qui, non dovete assolutamente perdervelo!

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