Ho scoperto l’esistenza di questo libro grazie al mio lavoro di traduttrice: nel suo Eredi di Tamerlano Peter Boehm cita un breve estratto del libro di Clavijo e mai avrei pensato che la storia di questo esploratore avrebbe finito per appassionarmi tanto. Vuoi sapere perché? Ruy González de Clavijo è stato uno scrittore, diplomatico ed esploratore spagnolo di origine castigliana. E fin qui niente di particolare. Volendo fare una trasposizione ai giorni nostri, me lo immagino come un portaborse incravattato e impomatato, magari con i mocassini con i calzini bianchi (!), non troppo sveglio e ligio a eseguire gli ordini…

Ma torniamo al vero Clavijo. Non sappiamo quando è nato, ma sappiamo che è morto il 2 aprile 1412 e, soprattutto, grazie al suo resoconto “Viaggio a Samarcanda 1403-1406”, sappiamo che ha affrontato un viaggio epico per raggiungere niente di meno che la corte di Tamerlano, il grande condottiero e generale fondatore dell’Impero timuride. Per darti un’idea della situazione, alla morte di Tamerlano il suo impero si estendeva dal Caucaso all’India. Non male, vero? (Lo so, non fu il primo a riuscire in una tale impresa, ma questa è un’altra storia!).

Quindi in realtà, il portaborse incravattato all’improvviso si scopre avventuriero e parte per un viaggio che ancora oggi, malgrado la tecnologia e la conoscenza che abbiamo, risulterebbe assolutamente straordinario. Questo mi ha fatto ricordare che alla fine noi viaggiatori (perché tali siamo) facciamo le stesse cose da secoli. D’accordo, cambiano i contesti storici e i mezzi ma, non ho paura di esagerare, da sempre abbiamo qualcosa dentro che ci spinge, ci fa andare, ci costringe a partire. Lo so può apparire banale, ma personalmente ciò mi affascina profondamente.

A questo proposito ricordo un momento della mia vita: ero a Tenerife per una vacanza in barca a vela. Era l’ora del tramonto ed ero seduta fuori sulla barca a chiacchierare con lo skipper, un inglese di nome Richard. Ad un certo punto Richard mi fece notare proprio questo, ovvero che io e lui seduti fuori su una barca a vela a guardare il cielo è una cosa che gli esseri umani fanno da secoli.

Nella prima parte di viaggio, il nostro coraggioso Clavijo fa vela da Cadice fino a Trebisonda. E già qui ci sarebbe da aprire una parentesi non indifferente: avete in mente le condizioni in cui si viaggiava per mare all’inizio del 1400? Poi, giunto a Trebisonda, deve per forza di cose abbandonare il mare e spostarsi via terra. Dal suo resoconto, sappiamo che per una serie di disavventure è costretto a giungere fino a Samarcanda per raggiungere Tamerlano perché il generale si sposta molto velocemente con il suo esercito.

Per continuare il gioco della trasposizione, basta guardare in GoogleMaps per rendersi conto che da Trebisonda a Samarcanda ci sono circa 3.400 km e bisogna attraversare come minimo Turchia, Iran e Turkmenistan per arrivare a Samarcanda. Come detto però, per una serie di ritardi e disavventure, Clavijo fa un giro un po’ più largo passando prima da Armenia e Azerbaijan, quindi probabilmente allungando di non poco il suo percorso. Vale la pena ricordare che a quei tempi ci si spostava esclusivamente a piedi o con cavalli o cammelli … non so se mi spiego!

Quindi, se come me ami questo genere di storie, e di libri, devi assolutamente procurarti una copia! Concludo prendendo in prestito le parole della descrizione sul sito dell’editore, “Il resoconto della missione di Ruy González de Clavijo, scritto al ritorno in Spagna, è un documento storico di notevole importanza e, per il lettore moderno, una straordinaria avventura di viaggio.

Lungo un percorso di oltre 20.000 km, tra andata e ritorno, per mare e per terra, vengono descritti con ricchezza di particolari ambienti, personaggi e fatti dei luoghi toccati nelle varie tappe”.

Buona strada!