Sono Marta Brambilla, traduttrice freelance e scrittrice.

A seguito di una serie di vicissitudini personali, nel 2014 ho intrapreso un viaggio in solitaria, in moto, dalla Svizzera al Giappone. Dopo tre mesi di viaggio e nove di vita in Giappone, sono rientrata a metà 2015 molto cambiata.

Tutto quello che leggerai qui è il mio (con)tributo a questo viaggio e a tutti quelli che, come i pezzi di un puzzle, vanno a comporre la mia vita e le vite di tutti coloro incontrati lungo la strada. Ma soprattutto, quello che leggerai qui è l’espressione del mio amore per il Viaggio, in tutte le sue accezioni.

L’IDEA DIETRO PAROLE ON THE ROAD

Ogni scelta ha delle conseguenze e io credo di essere il risultato delle scelte che ho fatto fino ad oggi. E così nel 2013, scelta dopo scelta, mi ritrovo single, con un’attività di traduttrice indipendente ben avviata e ad avere di nuovo in mano il timone della mia vita. Quasi d’improvviso, una forza atavica torna a farsi sentire dentro di me, impellente e decisamente non più silenziosa. Ed ecco che vecchi sogni tornano a farsi largo tra i miei pensieri: non sono ancora riuscita ad andare in Giappone – ora o mai più. E già che ci sono, ci vado in moto. Dal mio punto di vista, la logica di questo ragionamento non faceva una piega anche se, come è naturale, non tutti la condividevano.

E così, quasi senza rendermene conto, il 1° giugno 2014 sto partendo. Mi ricordo esattamente come ero, cosa ho provato, cosa ho pensato. Sapevo che il viaggio mi avrebbe cambiata. Ma non avevo idea di come, quanto …

Per arrivare fino in Giappone sono dovuta cambiare molte volte, in molti modi e per mille aspetti diversi. E se dovessi tornare indietro rifarei tutto, esattamente così come l’ho fatto allora.
Arrivata in Giappone, sono dovuta cambiare di nuovo perché dopo tre mesi di viaggio e di vita nomade, mi sono ritrovata di nuovo a vivere una vita stanziale caratterizzata dalle stesse cose della mia vita di “prima”. O quasi.

I nove mesi trascorsi in Giappone, gli ultimi tre dei quali presso un tempio Zen, mi hanno permesso di prendere fiato ma soprattutto hanno gettato le basi per tutto quello che sarebbe seguito, una volta tornata a casa. Penso sia abbastanza normale, dopo un’esperienza così intensa e così lunga (1 anno), desiderare che tale esperienza si protragga nel tempo il più possibile, probabilmente perché inconsciamente desideriamo non finisca mai, oppure perché non abbiamo la forza di porvi fine.

Mi ci sono voluti due anni, dal rientro in Svizzera nel maggio 2015, per fare il prossimo passo della mia vita. Un passo che è una falcata, un salto in lungo da record mondiale (almeno dal mio punto di vista). Fatto sta che nel 2017 faccio una cosa che, più di tutti, ha sorpreso me: ho messo radici per la prima volta nella mia vita. Spesso mi soffermo a pensare a quanto questa scelta sia in controtendenza rispetto alla vita che mi immaginavo avrei vissuto una volta rientrata dal Giappone. Eppure, ad un certo punto, è sembrata semplicemente la cosa più naturale del mondo.

Oggi, e siamo a metà 2019, raccolgo ancora i frutti di quella folle (o sacra?) decisione di partire, presa nell’ormai lontano 2013, e non rimpiango assolutamente alcunché. Credo di essere pronta per il prossimo passo ma – come provo a fare sempre – cercherò di lasciarmi sorprendere e poi si vedrà.

Buona strada!

Ultimo aggiornamento: giugno 2019.